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La donna nel cortile

La signora nel cortile ed io condividiamo il segreto della sigaretta. Lei si mette sul vano della portafinestra, accanto alla scopa e allo straccio all'angolo del suo spazio recintato dove c'e' anche un tavolaccio, una pensilina di stoffa impermeabile e due biciclette.
Qualche volta allunga la mano e arrotola il tubo verde con cui annaffia le piante e lo lascia cadere come una frusta a terra in spirali ordinate. D'estate invece, quando e' molto presto, apre il rubinetto e spruzza l'acqua tutt'intorno sul selciato di cemento, lasciando un cerchio asciutto intorno ai suoi piedi, sempre con le stesse pantofole rosa e grige.
Io la guardo da sopra, avendo cura di non far cadere in basso la cenere che tradirebbe la mia presenza. Guardo i suoi maglioncini rosa o neri, le sue spalle tonde e grosse e la curva dell'avambraccio destro che si stringe sotto il seno florido mentre la mano sorregge il gomito della sinistra che si tiene su fino alla bocca a far entrare e uscire la sigaretta dalle labbra.
Non la vedo mai uscire o rientrare: e' sempre li', nel vano della portafinestra quando mi affaccio. E ogni volta che guardo giu' so che la trovero' ferma, a guardare fisso davanti a se' e so che lei mi sente fumare cinque piani piu' su. Non alza mai lo sguardo perche' questo romperebbe l'incanto. Forse ci sorrideremmo, forse addirittura lei toglierebbe il braccio da sotto il seno e mi saluterebbe. Potrei vedere i suoi lineamenti in modo chiaro, potrei capire troppe cose e forse leggerei qualcosa della storia di una donna che esce per fumare.
Invece, ce ne stiamo cosi', sole e vicine, coscienti della reciproca presenza e come due estranei a un funerale ci sentiamo unite da un segreto innominabile e sufficiente.

Pubblicato il 16/3/2006 alle 9.26 nella rubrica racconti umani.

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