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Ossessione3

Finalmente domenica! Si svegliava sempre allegro di domenica, si faceva la doccia e andava a fare colazione a Campo dei Fiori. Durante la settimana si faceva la doccia la sera, una vecchia abitudine che gli aveva dato sua madre. “Si deve dormire con tutti i pori aperti e puliti. Aaaah. Respira. Lo senti come si sta meglio così sotto le lenzuola?” e gli rimboccava le coperte. Lo faceva sempre e sempre gli diceva quella frase. Gioiva a sentire lei stessa quelle parole e si sentiva lei stessa pulita perché anche il figlio lo era.
Ma la domenica, eh, la domenica è tutt’un'altra cosa. La domenica si porta se stessi a spasso, ci si mostra. Si mira e si è mirati, come diceva Leopardi. "Già, Leopardi" pensò mentre era sotto la doccia. Oggi si sarebbe portato Leopardi al bar, tanto più che doveva preparare la lezione del lunedì. Non vedeva l’ora di cominciare Leopardi: il suo poeta, anzi di più, l’uomo che cantava con la sua voce. A Marcello sembrava che Leopardi fosse la cassa di risonanza delle sue deboli corde vocali. “Più lievi e delicate, ma fatte della stessa materia” si disse e si pettinò contento i baffi allo specchio. Aveva un pettine apposito per pettinarsi i baffi e lo teneva sul comò accanto alla spazzola col manico d’argento per i vestiti (eredità della nonna), il pettine per i capelli e il contenitore per fazzoletti. Di quelli che si tirano su uno a uno. Il tutto  poggiava su un centrino (eredità anch’esso) che aveva una ricucitura al centro e lui si curava ogni volta di metterci il contenitore proprio sopra, perché non si vedesse. Aveva anche la strana abitudine di sollevare il contenitore, se era già sopra la ricucitura, per controllare che quella ci fosse sempre. Innocua conferma quotidiana che gli dava quel tanto di pace per cominciare la giornata.

Pubblicato il 16/8/2005 alle 12.43 nella rubrica ossessione.

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