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A grande richiesta - specie di Ombra...

L’attesa che i farmaci facciano effetto è ansia vuota di bianchi minuti.
Senza battito o scorcio di luce si addensa il tempo incastrato intorno agli oggetti.
Né suono di spari o tremito d’ali a fingere spazio nell’arco degli occhi.
Il gusto più amaro e le cose ora immobili di grigio si appannano e polvere scura.
Qualcosa è mancato o forse si è perso e si aggrappa alle labbra divise da un taglio.
Si abbassano gli angoli e gli acuti del giorno, albeggia lontano un punto di luce.
E ondeggiano i muri, sicuri compagni, che tengono l’anima già scorsa a brandelli.
Ci fosse la calma di un duro lavoro o il tempo perduto a guardare le stelle,
ci fosse quell’uno che sparte le cose, miraggio di pendoli che si fingono esatti.
Stesi a stramorto sul letto disfatto, lo sguardo puntato al soffitto incolore,
chiudiamo le palpebre senza intenzione, la falce nascosta dentro il guanciale.

Pubblicato il 15/11/2008 alle 0.8 nella rubrica Poesie politiche.

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