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L'Italia sta morendo

L'Italia sta morendo. E' in totale decadimento  perché le uniche battaglie che vi si conducono sono di tipo sindacale o genericamente morale. Quando si portano avanti battaglie di stampo generico - più giustizia, meno prigioni, più solidarietà, meno corruzione - si rischia di annichilire, e non di favorire, il pensiero critico di una nazione. E' un dato acquisito dalla nostra cultura che gli oppressi vadano liberati, che le sproporzioni sociali smussate, la possibilità di esprimersi allargata il più possibile a tutti; ma i cortei che manifestano oggi non possono essere assimilati a quelli che sfilavano per Parigi nel 1789 perché gli uomini e le donne che vi partecipano non sono gli stessi. Oggi parlare di "libertà" o di "uguaglianza" necessita di spiegazioni e specificazioni. Il concetto stesso di "fratellanza", oggi non a caso sostituito da quello meno impegnativo di "solidarietà", ha riverberi e ramificazioni filosofiche che un tempo venivano taciute negli slogan. Oggi non può, non deve essere così. L'insistenza dei mezzi di informazione e dei canali di distribuzione del consenso su questioni generiche, senza alcun approfondimento o diversificazione ideale e ideologica, ci costringe a dar voce al disagio di questa modernità solo in modi perentori, imprecisi, a volte tanto grossolani da poter difficilmente distinguere il buono dal cattivo.
Il problema è che non c'è una vera battaglia contro la sistematica esclusione della creatività e delle abilità artistiche dai centri di produzione culturale e politica. Perché non scendiamo in piazza a manifestare contro la mancanza di una selezione basata sulla qualità individuale nel reclutamento degli insegnanti? Perché non chiediamo a gran voce che i ministri della Pubblica Istruzione siano persone effettivamente istruite? Perché non protestiamo contro la diffusione della nostra letteratura, basata solo su criteri di mercato, selezionata attraverso criteri di guadagno?
Non lo facciamo proprio perché le nostre coscienze critiche sono schiacciate dalla visibilità data solo alle battaglie generiche, le quali quasi sempre poi lasciano insoddisfatte entrambe le parti.
L'Italia sta morendo sotto il peso di questa retorica demagogica, sta escludendo la creatività, il pensiero critico, la cultura dai centri di produzione e organizzazione sociale e politica. E non si sente la voce di chi potrebbe interpretare in modo più efficace e più moderno le problematiche del nostro paese.


Pubblicato il 3/10/2007 alle 12.52 nella rubrica paura dei moderni.

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