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Barriere linguistiche

Viaggio in taxi da Larnaka a Cipro. Quello che mi ha raccontato il tassista in cipriota suonava al mio orecchio più o meno così:

“La donna. ‘Non ho lavoro’, la donna. E poi la porto a Pafos. ‘Non ho più lavoro.’ Arriviamo. Il mio amico mi dice: ‘Ti do venti pound. Venti pound. A volte trenta o dieci. Ma tu devi fare prima il viaggio.’
È un amico, gli amici sono la prima cosa perché io dico sempre sì.
Poi la donna scende. ‘Non ho lavoro.’ Io non chiedo soldi. Non ho chiesto soldi. ‘Non ho lavoro’ ed è stato bello vedere il suo sorriso, niente lavoro allora non voglio soldi anche se poi io sono tornato a Nicosia e il mio amico: ‘Aspetta una settimana’. Ma io ancora non ho i soldi. Guarda il mio libretto di banca [apre il cassetto del cruscotto e mi porge il libretto], lei l’ho portata in banca. 1200 pound ho preso, mia madre non lo sa. Guarda. E io non avevo neanche i soldi del mio amico non si fa così perché io ho sempre detto sì. Ma le donne, le donne, i soldi e gli amici. E almeno dieci pound me li dà il mio amico? Non ho più chiamato ma la donna non mi ha poi risposto al telefono. Non so la strada, prima era da un’altra parte. Ma io non lo chiamo più il mio amico. Se lo incontro, certo anche la donna però prima mi aveva detto sì e aveva chiesto come sta mia madre. Bisogna stare attenti, ma io gli amici prima di tutto e lo saluto se lo vedo ma non chiedo i soldi.
Gli amici, ma io dico sempre sì.”

Pubblicato il 20/9/2007 alle 8.34 nella rubrica conservazione di conversazione.

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