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The Hours

Non si può che essere contenti di essere pazzi,
cadere nella vertigine del nulla abbracciati al proprio dolore.
Avventure sono le psicosi, smanie le nevrosi,
scuse per gridare ciò che ci disturba, parentesi nel tedio
della vita intermittente. Sonno veglia, e poi sonno.
Non si può che essere grati alla pazzia perché interrompe la vita,
quel ripetersi a ritmi silenziosi dei nostri battiti.
Tachicardia, singhiozzi e iperventilazioni, queste le nostre grazie.

Unico dolore è chi resta, al di là del nostro muro di stravaganze,
spettatori e impotenti, affettuosi personaggi del nostro romanzo.
Non riusciamo a far capire quanto importante
e quanto gioiosa sia la nostra discesa nell’abisso,
prova vitale e rito dell’esistere. Non sappiamo comunicare la bellezza
di questa disperazione senza fondo che ci rende allucinati,
distanti, e increduli che dai nostri sfoghi si tragga solo paura.

Il saluto va al nostro pubblico, che si torce le mani
e ci guarda mentre ci spegniamo sotto i fuochi del nostro abisso.
A tutti coloro che non sanno che fare di noi, che sperano in fondo
che prima o poi rientreremo nel loro mondo, che siederemo dritti sulla poltrona
sorseggiando qualcosa senza sentire altro che il gusto della bevanda.

Pubblicato il 2/9/2007 alle 12.57 nella rubrica paura dei moderni.

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