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La virtù del non avere ciò che si vuole

Stimola la fantasia, l’aspettativa, la creatività e l’intelligenza.
    Conduce quindi a una vita contemplativa, riflessiva, in cui si vagliano i pro e i contro dell’oggetto del desiderio e si può anche arrivare ad analizzare se stessi e i motivi per cui siamo portati a desiderare proprio una cosa che non riusciamo ad avere.
    La fantasia è utilissima per creare i vari scenari che avverranno quando poi avremo quello che vogliamo e, alternativamente, negli animi più cupi, può sviluppare una serie di fantasie di aggressività, vendetta e morte nei confronti di chi o cosa si frappone sulla nostra strada. Nei casi di depressione può portare a sviluppare sogni di autodistruzione e psicosi di demerito.
    L’aspettativa è un’arte poco frequentata dal nostro secolo – e da quello appena passato – la gratificazione immediata, persino precedente al desiderio, la gratificazione di un desiderio indotto hanno creato una casta di individui incapaci di aspettare e avere aspettative. In realtà l’aspettativa si unisce alla fantasia e conduce alla creatività. Più è forte il bisogno, e maggiore il nostro esercizio nella fantasia, più saremo in grado di costruire la strada per ottenere il nostro scopo. Nei casi negativi, si sviluppa sindrome da paralisi, effetti depressivi immobilizzzanti, insicurezza nelle proprie capacità e tendenza alla rassegnazione.
    La creatività è la molla che muove il mondo. È forza generatrice e stimolo alla trasformazione della realtà. Ci permette di inventare progetti, scappatoie, impalcature reali o ideali che ci avvicinano al nostro desiderio. Nei casi negativi crea illusioni di riuscita e sindrome dell’incompreso, eccesso di puntigliosità nel completare i propri propositi creativi e soprattutto megalomania frustrata.
    L’intelligenza ci permette di mediare le tre fasi precedenti e di capire quali siano le strade migliori, di informarci in modo avveduto dei passi da fare, ponderare i tempi e i modi, usare quanta più capacità critica possiamo, verso di noi e verso il nostro obiettivo per risolvere il problema. Nei casi negativi si finisce a essere ipercritici, insoddisfatti di qualunque teoria o mossa pratica. Tendenza a rinchiudersi in se stessi tanto il mondo non è pronto per la nostra genialità. Ipercinesi a cazzo (termine tecnico) cioè l’espressione delle nostre frustrazioni in iperlavoro e sovreccitazione motoria-intellettiva non controllata. Fine a se stessa.

Cercate di gioire del dono di non avere.

Pubblicato il 28/6/2007 alle 9.28 nella rubrica i meglio post mia.

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