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equivoci linguistici

E' innaturale augurarsi che il partner sia felice anche senza di noi. In inglese si dice "I love you" indistintamente a figli, fidanzati e genitori, perché a quella lingua manca il nostro "ti voglio bene". "Voglio il tuo bene" è altra cosa da "ti amo" ed è un equivoco pensare che si debba desiderare che la persona con cui si è pensato di condividere la vita, che quella parte che chiamiamo l'altra metà, prosegua il proprio cammino da sola, mostruosa pietosa creatura instabile, fino a trovare un altro felice incastro. Una volta che ci siamo dimezzati per un altro, quell'altra parte non ha scampo e deve, deve restare mutilata; pena lo smembramento di noi in altri esseri. Perché noi restiamo incastrati nell'altro anche quando siamo stati separati: gli esseri umani non sanno dividere equamente cose e persone, pezzi di noi migrano e s'inceppano in ingranaggi segreti fuori di noi. Uno sguardo, una briciola sul tavolo, l'incontro casuale di una risata. Il nostro amore è un insieme di frammenti che rimangono sospesi per sempre nel non-io dell'appartenenza ad un altro.

Pubblicato il 24/10/2006 alle 11.22 nella rubrica dichiarazioni d'amore.

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