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poesia collettiva

Poesie politiche 31/5/2005

Aglio cipolla sapori di sale colore
Di viso premuto a sentire lontano
Tam tam d’elefante di passo e saltello
Tra un fornello e un fuoco più grande
Di quello che forse pensavi
Quando per primo hai risposto
Alla parola che prima ti ho posto.

(Fa abbastanza senso, ma non so perche'. Accetto ogni sorta di insulto)



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Occhiaie

Diario 31/5/2005

Stamattina mi sono svegliata con delle occhiaie tremende. Stile Benicio del Toro
(che e' poi la versione dark di Brad Pitt). Sorrido alla mia immagine allo specchio. "Che belle occhiaie... Sesso matto tutta la notte", penso. Eheh.
Prendo lo spazzolino da denti, metto il dentifricio e comincio l'operazione noiosa del su giu' e su giu'... mi fermo.
Sesso matto?
Corro in camera da letto con lo spazzolino penzoloni e le mani gocciolanti e intanto penso: "Cazzo, ma con chi???"
Spalanco la finestra e mi volto ansimante verso il letto.
Niente. Lenzuola sfatte, pallida luce del mattino. La gattina entra e mi fa "Miaoooo" sonnolenta anche lei.
Torno in bagno, mi guardo e penso "Cazzo, ho delle occhiaie che fanno schifo!"



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Angelina e' ancora libera!

Diario 31/5/2005

Ha ragione Nilande, che poi e' la sua sosia: Angelina e' bellissima
che poi ho una foto molto simile che mi ha fatto mia sorella quando mi ha detto: "vieni alla festa vegetariana del mio amico?" Spero si noti lo sguardo assassino...
Insomma: lei ha smentito. Non c'e' niente di sentimentale tra lei e Brad (forse fanno solo sesso... anche se mi dicono che Brad non sia un granche' in quel campo... wishful thinking). Ergo: sia lei che lui sono liberi. Mi prenoto per entrambi (cara Nilande, sono arrivata prima io!!!!)



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IL ROMPICOGLIONI

IL ROMPICOGLIONI 31/5/2005

Oggi apro una nuova (ennesima) rubrica. Mi sono resa conto di "partecipare un po' troppo" a volte alla vita comune della citta' e quindi da oggi in poi riferiro' a me, quando indosso questa veste, come il Rompicoglioni©

Prima Rottura:
C'e' un simpatico signore che parcheggia sempre in doppia fila per almeno mezz'ora al giorno sotto casa mia, lasciando il motore acceso (cosi' si vede che vuole rimanere poco tempo) e la macchina chiusa a chiave. Blocca il traffico che si mette a strombazzare e spesso impedisce il passaggio persino ai pedoni. E poi affumica tutti tenendo il motore acceso a vuoto. Oggi l'ho beccato che risaliva in macchina. Per fortuna avevo messo una magliettina scollacciata e i jeans attillati cosi' quando mi sono avvicinata ai suoi finestrini con fare sorridente li ha subito aperti e mi ha mostrato tutto il lavoro del suo dentista in uno smagliante sorriso.
"Si?" dice, lo stronzo.
"Buongiorno. Mi chiedevo... posso farle una domanda?" battito veloce delle ciglia
"Certo..." rivolo di bava che gli corre dall'angolo della bocca
"Lo sa che e' illegale tenere il motore acceso quando si e' in sosta? Fortuna che ho potuto prendere la sua targa!"



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6000 e non piu' 6000!

Diario 31/5/2005





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Manuale per bambine cattive capitolo V

Manuale per bambine cattive 31/5/2005

A Marzo è successa una cosa inattesa: ho trovato lavoro. Sono finita sul set di un film a fare da assistente di assistenti. “Senti, ma come si fa a trovare questo lavoro? No, perché io ci provo da un sacco di tempo, ma non mi prendono nemmeno a lavorare gratis”, mi chiede nella pausa pranzo una ragazza (solito tipo di “ragazza”, trentenne come me, vestita come una diciottenne, spettinata e senza trucco). Rifletto. Come faccio a spiegarle che ho lavorato per anni nel cinema, anni fa, e poi, dopo secoli di faccio-altro-roba-più-concreta, mi chiama un amico e mi dice: vieni vieni che faccio un film. Io vado e scopro che però devo lavorare gratis. Sainoncisonosoldièunacosacosìtraamici. Mh. E per la mia passione per il cinema sono venuta a lavorare lo stesso... Come faccio? Per fortuna la ragazza aveva la concentrazione di un criceto e si è messa subito a correre dietro al regista chiamandolo per nome (anche se era il nome sbagliato).
Continuo a mangiare il mio pasto di pasta scotta e fetta di formaggio imbustati nel polistirolo sulle scale umide del pub in cui stiamo girando alcune scene. Osservo la troupe. Durante le riprese di un film, così recita l’adagio, nasce almeno una storia d’amore. Il set è un microcosmo che si posiziona come una bolla asettica sospesa tra i sogni e le camere da letto. Ci si sente un po’ eroi che condividono un’avventura (stile “Per chi suona la campana”) e un po’ reclusi che condividono la disperazione degli ultimi giorni di vita. Tutte le aspirazioni di vita si esasperano, tutte le percezioni si acuiscono e rimbalzano dall’uno all’altro come negli speecchi deformanti di un Luna Park. Prima o poi si perde la cognizione di sé e degli altri e si comincia a fidarsi dei riflessi, delle distorsioni; ci si affida alla finzione con cieco senso di realtà. La stanchezza degli orari di lavoro immotivatamente da fabbrica dickensiana è ammortizzata dal clima di affettività reciproca stile kibbutz. Lavoriamo per un mondo migliore, è questo il delirio ideologico che ci prende, e ci rispettiamo l’un l’altro senza sapere molto l’uno dell’altro. Si dimenticano le basi reali della nostra vita. Quello è sposato, la moglie aspetta un bambino, si pensa sorridenti mentre ci mette amichevolmente una mano sul culo e con l’altra ci fa un buffetto affettuoso sulla guancia. Sorridiamo senza sferrargli una ginocchiata nello stomaco, perché il gesto, anzi entrambi i gesti sono affettuosi, sono espressione di cameratismo. Tanto più che alla vita ci abbraccia un altro membro della troupe che avvicina le sue labbra al nostro orecchio per bisbigliare: “hai fatto il bollettino d’edizione per la stampa del rullo 9?”
Confondere questi gesti come segnali d’amore o d’attrazione quali potrebbero essere nel mondo “normale”, quello “fuori di qui” è roba da novellini.
La ragazza che faceva l’aiuto regista mostrava una pagina della sceneggiatura al regista passandogli le dita lungo l’apertura sul petto della camicia. La costumista scodinzolava il didietro sulle facce dei macchinisti in pausa ridendo. C’è un erotismo diffuso nel processo creativo di un film, forse perché è un lavoro che ha successo, che funziona solo se l’intera troupe è affiatata. E non c’è maggior affiatamento del sussurro nelle orecchie.
Mentre sono lì che faccio queste riflessioni e una macchia di sugo mi cade sulla scollatura, sento un sibilo arrivarmi alle orecchie. “Sempre qui da sola?” E’ il primo attore che mi occhieggiava da tempo con sguardo profondo e significativo mentre correvo di qua e di là col ciak in mano a chiedere quale fosse il numero di ripresa da scrivere. Gli attori hanno sempre un certo fascino, specie se li vedi recitare. L’emozione che dà un individuo che ti fa gli occhi bovini un momento e subito dopo aggiusta l’espressione in efferata cattiveria o in alcolica depressione è grandissima. Stranamente, vedere che un uomo può mentire, inventare sentimenti ed espressioni in modo tanto credibile e tanto veloce, invece di terrorizzare e gettare un’ombra su di lui, ci attrae irresistibilmente.
Lui era proprio bravo, riusciva a collaudare l’espressione in pochi attimi e si concentrava in mezzo al bailamme impressionante di un set con estrema facilità. Ah, che fascino! Ci sentiamo onorate di attrarre la sua attenzione perché nel microcosmo del set le gerarchie del mondo “vero” sono esasperate. Ricevere le attenzioni di un macchinista è accettato, naturalmente, di buon grado, ma non c’è paragone con l’essere la beniamina del primo attore. Non ne parliamo poi di ricevere quelle del regista che, di norma, è l’unico a fare il sostenuto, a essere più serio e intoccabile e che, se ha una beniamina, la tratta male. Ah, che emozione essere trattata da pezza da piedi dall’uomo più importante del set che poi, a giornata finita, e questo lo sanno tutti, si getta tra le nostre braccia come un bambino in quelle della madre. E ad ogni “ti ho detto di fare silenzio!” la beniamina si guarda intorno con un sorriso soddisfatto come a dire “a voi non lo dice mica così!” E noi tutte invidiamo il privilegio del dileggio che ha solo lei.
Tuttavia anche il primo attore è una gran posizione nella pole position delle attenzioni da set. Sebbene il primo attore di solito ne ha più d’una di amante-da-set, è lo stesso un privilegio ricevere i suoi bisbigli nelle orecchie.
Sollevo lo sguardo strofinandomi disperatamente la macchia di sugo. Lo guardo. Lui mi guarda intensamente e sorride. Io penso: “Mi sta guardando le labbra... oddioddioddio... ma che mi vuole baciare qui così? In mezzo a tutti? Oddioddioddio...” Lui allunga la mano verso la mia guancia e io penso “Omadonnasanta adesso mi afferra e mi bacia appassionatamente...” e invece lui mi stacca un pezzetto di pomodoro dalla guancia. Mi sento una cretina e penso “mi pareva troppo strano di essere proprio io, il gradino più basso di questo set, non sono nemmeno pagata... di essere proprio io la sua beniamina...”
I giorni passano e lui mi guarda sempre più intensamente e non perde occasione di venirmi a bisbigliare nelle orecchie ma io non credo che sia affatto possibile che noi possiamo diventare la coppia-da-set. In quel set non si era ancora formata una coppia e tutti si chiedevano chi sarebbe stato a fare il suo dovere e a fare anche di quel set l’alcova di una torrida passione.
Lui fa lo spavaldo, mi cerca con la camicia aperta e mi chiede di aiutarlo ad abbottonarla. Si spoglia davanti a me e cerca di stare sempre vicino a me durante le pause. Io lo osservo mentre recita e comincio ad avere la sensazione che reciti per me, mi sembra addirittura che mi lanci delle occhiate al di là della macchina da presa, addirittura durante la recitazione!
Capita di impazzire leggermente a volte e di credere che il mondo veramente ti parli, che la realtà ti stia mandando dei segnali e ci dimentichiamo che la realtà manda solo segnali caotici, alcuni dei quali possono cadere proprio accanto a noi, ma ciò raramente significa qualcosa.
Una sera si avvicina a me e comincia a chiacchierare di sciocchezze, sempre sussurrando, si capisce. Piano piano tutti vanno via e gli chiedono se vuole andare in pizzeria con loro. Lui guarda sempre prima me che rispondo “No, io vado a casa” e dunque rifiuta gli inviti. Restiamo soli e mi dice: “allora ti posso accompagnare a casa?”
Accetto e tremo, tremo. Mentre camminiamo verso la macchina mi sento una fan di Elvis a cui il Re abbia offerto un passaggio sulla sua moto da sogno, con frange e lustrini che sfrecci tra le ali di un pubblico in delirio.
Invece arriviamo a una vecchia Simca con i finestrini puntellati da cacciaviti e la portiera del passeggero bloccata. Entro dall’altra portiera e aspetto quieta e col fiatone che entri anche lui. Si siede. Partiamo. Lui tace, improvvisamente e’ totalmente quieto e tamburella con le dita sul cruscotto a ogni semaforo.
Io penso: “Ma quando mi bacia? No, perché adesso se non mi bacia mi incazzo... Sul set devo tornare domani con la faccia di una che è stata baciata dal primo attore. Non si scherza su queste cose...”
Ma lui tergiversa, è spaventato, mi sembra addirittura che stia sudando, ma non ne sono sicura perché non lo guardo direttamente. Ci fermiamo sotto il mio portone. Spegne la macchina e continua a tenere gli occhi bassi, tamburellando il cruscotto. Allora vengo presa da una vertigine di follia. Tutto mi sembra così vacuo e allo stesso tempo buffo. Mi sembra di averlo per le mani, di averlo in pugno, “sotto il mio pollice” come si direbbe in inglese. E allora gli dico: “Mi puoi anche baciare, sa? Non mordo mica... Almeno non sempre.” E sorrido, lui abbozza un sorriso nervoso e mi guarda incerto. Ci guardiamo così per un po’ e poi si avvicina. Si avvicina. Si ferma. Ormai siamo troppo vicini per vederci a fuoco e restiamo un po’ così a guardarci con gli occhi strabici. Io sorrido sempre e mi sembra di essere serena. Parto io col bacio e lui mi abbraccia. Ci baciamo per un bel po’, chissà quanto. Il primo che inventa un modo per mantenere il senso del tempo mentre ci si bacia, è pregato di farmelo conoscere.
Lui poi abbassa la testa e torna a guardare in basso. Io apro la portiera, gli allungo un altro bacio veloce e dico: “a domani, allora.”
Salgo le scale quattro a quattro. Ho baciato il primo attore!! Arrivo a casa, mi siedo sul divano e lascio tornare il cuore a battiti quasi normali.
Prendo il cellulare e gli mando un messaggio “Grazie, è stato bello.”. Dopo una mezz’ora mi arriva la sua risposta: “Ti prego, non mi perseguitare. Non essere ossessionata!”




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nemmeno oggi mi hanno ammazzato IV

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 30/5/2005

Sottotitolo: un infermiere mi ha baciato la mano.
Tutto e' cominciato tre settimane fa quando dal mio medico ho avuto una ricetta per visita URGENTE che, lo dice la parola stessa, era urgente. Ho telefonato all'ospedale in cui mi seguono da quasi due anni e ho detto che avevo bisogno di una visita nel reparto etc. con la mia dottoressa curante etc. che ho l'esenzione totale del ticket etc. etc. e che avevo una ricetta per visita URGENTE.
-Allora, Signora, non ha bisogno di prenotare. Basta presentarsi qui da noi in reparto.
-Fantastico! Cioe' vengo e mi fate la visita anche se ci sono altre persone che hanno prenotato?
-Beh... questo non glielo posso assicurare... Anzi, e' un periodo pieno, si avvicina l'estate [bla bla] ci sono molte richieste [bla bla] le persone sono piu' ipocondriache [bla bla] insomma: probabilmente aspettera' per ore inutilmente.
-Ah. [pausa] Allora e' meglio che prenda un appuntamento.
-D'accordo. Va bene il 27 Novembre?
-Scusi, ha passato l'apparecchio a una collega? Si ricorda, visita URGENTE?
-Eh... non si puo'... provi nel reparto generico.
Insomma. Prendo un appuntamento per oggi nel reparto "generico" non nel "mio". Oggi mi reco nel mostruosamente enorme ospedale lontano da qualsiasi centro urbano, raggiungibile solo in macchina. Arrivo un'ora e mezza prima dell'appuntamento perche' so che la fila per pagare il ticket e' lunga. Anche se non devo pagare il ticket perche' sono esente. E loro lo sanno. Sono sui loro computer. Ma devo fare la fila lo stesso. Arrivo e prendo il numeretto: 706. Guardo il display: siamo al 405. Minchia.
Mi incammino per gli infiniti corridoi stile Shining
peccato non avere un triciclo quando serve...
Allora vado al reparto e provo a fare l'altra fila (quella per consegnare il foglio che ti danno DOPO il pagamento del ticket). Faccio la fila che avrei dovuto fare dopo e dopo tre quarti d'ora arrivo allo sportello. Discussione con l'infermiere e alla fine mi fa il famoso foglietto tautologico che dice che io, che sono esente, DI FATTO sono esente. Faccio pero' un pensamento: provo ad andare con quel foglio al mio reparto e vedo se con la dicitura URGENTE ho qualche speranza di fare la visita. L'infermiere alla reception mi dice: "Sara' un piacere e un onore per me aiutarla." Mi cambia il foglio, mi inserisce e mi da' il suo numero di telefono. Dopo la visita mi ferma in corridoio e mi bacia la mano. "Chiamami" mi dice.
Forse ne era valsa la pena di tutto questo sbattimento per incontrare il Don Giovanni della corsia...



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I blog e la censura

Diario 29/5/2005

Qualche tempo fa Napolino si chiedeva se non fosse il caso di censurare alcuni blog in nome dello stile e della bellezza negate, a suo parere (in parte anche a mio parere, ma io sono meno edotta di lui della cosa) soprattutto negli ultimi blogs.
Oggi Soviet ha posto alla mia attenzione la proposta di censura di un blog razzista. La questione qui e' piu' spinosa e piu' grave. Se l'appello di Napolino potrebbe apparire meno serio di quanto non sia, cioe' se si puo' anche discutere dello stile e della bellezza e del diritto di esprimersi in modo brutto e antiartistico, discutere della liceita' d'esistenza di un blog in base a norme di rispetto umano e in nome della nostra costituzione mi sembra una cosa piu' importante. E dunque sposo la petizione. Soviet e' spesso icastico, taglia le cose con l'accetta e non sempre sono d'accordo con il suo estremismo. Tuttavia in questo caso ha proprio ragione. Visitate il sito di cui sopra e decidete voi se vi sembra il caso di "denunciare" il caso al cannocchiale.
Per parte mia credo, come sapete, che la natura di un blog NON E' di essere un diario, poiche' il diario e' privato, ma e' la pubblicizzazione, la resa pubblica in questo caso su una piattaforma che ci accomuna, di informazioni, opinioni, desideri e sogni. Fare apologia di razzismo, incitare all'odio e alla violenza verso persone con la pelle di colore diverso, di religione diversa, di estrazione etnica diversa non dovrebbe essere consentito per il semplice motivo che l'educazione e la suggestione passano attraverso molti canali. Inclusi i blog.
Chi trova difficile accettare che una societa' o una comunita' debba porre dei limiti ai suoi componenti rifletta sulla necessita' di rendere tutti "il piu' liberi possibile", se non proprio liberi per non mettere a rischio l'individualita' di tutti.



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Prostitute extraterrestri

Diario 29/5/2005

Quando vivevo negli Stati Uniti compravo al Supermercato un settimanale chiamato "World Weekly News". In sostanza riporta delle informazioni assolutamente assurde e insostenibili con la massima serieta'. Ci ho messo un po' a capire che i redattori sono (quasi) sempre ironici. Il punto e' che un sacco di gente ci credeva...
Oggi ho trovato questa notizia: come scoprire se la prostituta con cui esci e' un extraterrestre. Provare per credere. Esilarante. Ci manca una tale pubblicazione qui (e non mi dite che Novella 3000 possa competere!)



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Tornano le pubblicita' da cerebrolesi

pubblicita' da cerebrolesi 29/5/2005

Per questa fortunata rubrica, propongo la pubblicita' della macchina Volkswagen (mi pare) in cui un giovanotto strafottente e vestito da pupillo della borghesia italiana sorride ascoltando la voce fuori campo che dice: "Hai gli occhi di tua madre, il naso di tuo padre... ma la macchina l'hai scelta tu!"
Monta in macchina e -clank- qualcosa si sfascia nella chiusura della portiera. Estrae un'ombrello fracassato e la voce aggiunge: "Ah! L'ombrello di tua sorella..."
Tornano le auto degli stronzi? Pensavamo che fossero solo quelli con la Y10 (ricordate che negli anni '90 erano chiamate le "auto degli stronzi"? E infatti la pubblicita' odierna di quella macchina e' quella infamante U.A.U. United Against Ugliness), invece si sono uniti anche quelli della Volkswagen. Ma siamo davvero cosi' noi giovani?? Fanno presa queste pubblicita'?



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