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nefeli

Ah, la carezza senza domande di chi ti porge il braccio per risollevarti dalle acque alte, oppure dal traffico di merci quotidiano...
Ho sempre rifiutato quel braccio, credendo di essere donna per me, per sé, senza bisogno di sostegni. Ma questo ha spesso generato negli uomini il sospetto della mia forza - forte è la mia maschera. Essere donna significa a volte cedere alle lusinghe ed essere trattata come delicato oggetto da collezione. Se si rifiuta un tale stato, spesso si è relegate al ruolo di salvatrici, madri comprensive e dall'affetto incondizionato.
Quando troveremo una via di mezzo che ci renda libere e felici allo stesso tempo?



permalink | inviato da nefeli il 8/11/2007 alle 11:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
Esperienza. “Quel medico sembra un ragazzino. Non mi fido.” Ci fidiamo invece dell’esperienza, e in parte a ragion veduta perché, se l’aggiornamento costante e lo studio di nuove tecniche e scoperte è fondamentale per poter dare un’interpretazione affidabile delle anomalie mediche, è altresì cruciale che l’esperienza permetta la capacità di diagnosi in forza della statistica. Uno specialista in calcoli renali ne ha visti “centinaia, signora mia, nella mia carriera di casi come il suo”, un medico generico molti di meno.
La riforma sanitaria ha prodotto, tra gli altri, l’effetto di negare al medico l’arricchimento dell’esperienza. Un internista della ASL non vede meno casi, giornalmente, di quanti ne vedesse prima della riforma: tuttavia non li segue. La prenotazione obbligatoria per telefono, impersonale e aracniforme che caratterizza ora il metodo CUP (Centro Unificato di Prenotazione) fa sì che un paziente, munito di ricetta medica, richieda la prestazione a un centralino telefonico. Questo, in forza di una rete informatica purtroppo non sempre funzionante, prenota la prima visita disponibile. Sia essa nella periferia nord della città o in quella sud, in un grande ospedale o in un piccolo centro privato che gode però dello status di parificazione – a volte in virtù di maneggi politici poco trasperenti. Se infatti una risonanza magnetica in un centro privato costa 500 euro, muniti di una ricetta medica si può praticarla per poco meno di una cinquantina di euro. I restanti vengono versati dallo Stato all’azienda privata. Un apparecchio per la risonanza magnetica costa intorno agli 800.000 euro. Servono 1.600 pazienti per ammortizzarne il costo, eppure lo Stato preferisce spesso affidarsi a centri privati invece di acquistare apparecchi per le proprie ASL.
“Non so perché il medico che ha visto sei mesi fa le abbia trovato delle macchie nel fegato. Io vedo solo delle attivazioni periferiche di poco conto.” Il medico che aveva visto le macchie e quello che aveva visto solo delle attivazioni periferiche, molto probabilmente non sapranno mai se il paziente svilupperà una patologia e di fatto nessuno dei due potrà godere dell’esperienza fatta.
Questi medici passano ore e ore nei loro laboratori, in attesa di pazienti che non sanno quando arriveranno, in che numero e non sapranno quali analisi dovranno effettuare ogni giorno. Il CUP, il sistema computerizzato basato su informazioni via internet, non manda loro alcun messaggio, non è in grado di avvertire le ASL circa il volume di pazienti che giornalmente avrà.
Il paziente è diventato un accidente transitorio, un insieme di cellule e organi che si presenta quel giorno e forse non tornerà più. Un numero, una cifra, statisticamente ed esperienzialmente irrilevante.



permalink | inviato da il 1/8/2006 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
L’esercito della città schiera le sue orde. Scalciano i centauri di ferro, con elmi paurosi, maschere d’identità dismesse nelle braccia dei cari e sbuffano con i monocoli dalla pupilla bianca. Il ronzare della bardatura scardina gli interstizi tra il predellino e la rotaia, s’insinua bruciando l’avanguardia di piccole biruote, disegnate per vincere l’inerzia di retroguardie scalcianti nella polvere.
Dietro ai vetri si nasconde l’artiglieria a quattro ruote, riflessi azzurri, tesi tendini di felino che ancora non ha scelto la sua preda, che arrota i canini, serra la lingua nella gabbia di molari un tempo fatti per maciullare, vestigia di un disegno antico e inutile, ora abbandonato in un tempo di selvaggina stesa dietro banconi, di interiora già inerti, perse nella corsa che non ha mai avuto inizio: carni già in pentole, in padelle. Metalli che non feriscono.
In retroguardia, pachidermi trasportatori pendoli di umani si preparano a un inseguimento senza frutto, frustrata corsa verso un pasto masticato. Vomitano passanti su passanti, barcollano ubriachi su interminabili torri di tacchi alti mani grida e vene del collo.
E quando l’iride rosso, attenzione di sangue e di anticipazione, e di sfida si libera nel verde freddo dell’avanzamento, ecco si muove la schiera e riempie la vena della città che non teme morte per trombosi ma si offre medicina alternativa impossibile, metafisica di uno scorrere senza dove che non torna mai.
Il plumbeo sotto s’incurva nel plumbeo sopra, senza occhi, senza altro che un passo dietro l’altro a cercare pupilla dietro vetro, elmo specchio, e trova la sua traiettoria: si ferma solo a ricordare il mare dello spazio che poteva essere, anche oggi.



permalink | inviato da il 1/8/2006 alle 0:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

nemmeno oggi mi hanno ammazzato (clima elettorale)

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 9/4/2006

Sull'autobus, sostenuta a sinistra da un gomito nelle costole e a destra da un ginocchio sugli stinchi, ho potuto godere di una conversazione tra due esponenti della "vecchia guardia" politica.
Primo anziano, dal fondo del bus, con voce roca: "In Itaglia c'avemo migliaglia de ommecidi che je l'avemo detto a tutti i tribbunali internazzionali ma nun ce sente nessuno."
Secondo anziano, voce acuta a meta' dell'autobus: "E' che ce stanno 33 partiti in Itaglia, che e' una vergogna che nun ce sta in nessun paese..."
Primo anziano: "Ma chi e' che sta a di' 'ste cose? Ma chi sei? Sei un fascista!"
Secondo anziano: "Sei te che sei 'n communista!"
Primo anziano: "Si', so' 'n communista, e allora? Mica c'ho Fini ner partito mio..."
Secondo anziano: "Fini? Nun l'ha voluti lui li attacchi de li terroristi... come voi!"
Primo anziano: "Je deve da pija' 'n corpo a Fini" (trad= auguro a Fini una salute simile a quella di Bossi)
L'autobus frena bruscamente e si appoggia a un sostegno, a un millimetro dalla mia faccia, una mano nodosa e forte di antica fatica. All'anulare ha due fedi: una piu' larga e piatta, l'altra chiara e sottile, piu' stretta, che quasi gli strangola il dito.
E si e' improvvisamente fatto silenzio.



permalink | inviato da il 9/4/2006 alle 12:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

nemmeno oggi mi hanno ammazzato (comunicazione)

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 10/3/2006

Oggi gli esseri umani desideravano parlarmi e io, augustamente, ho accondisceso a rispondere.
Un ragazzo sui tredici anni, pesante e carico di zaino, giubbotto stile Michelin scuro e cappellino alla bell'e meglio, mi ha detto "Sciao" (ciao alla romana) mentre mi passava accanto con l'amico. Ho sorriso.
Sull'autobus, mentre con una mano paravo i colpi che la fortuna contraria, i sampietrini e quel buontempone del guidatore mi paravano, e con l'altra facevo da sentinella alla borsetta, un uomo, con le forme e il sorriso di un ragazzo, mi ha rivolto la parola. Aveva i capelli cortissimi, con un'evidentissima recessione alle tempie, un giubbotto chiaro, di quelli imbottiti che compra la nonna per il nipotino "non ti raffreddare per carita' che girano certe robe di questi tempi..." e le mani in grembo, seminascoste dalle falde del giubbotto.
"Come?" rispondo io. Lui ripete, forse, o dice qualcos'altro, guardandomi fugacemente e sorridendo con violenza. Poi, si volta verso il finestrino e continua a parlare. Non capisco e mi viene il dubbio di essere veramente diventata sorda. Tuttavia mi guardo intorno e vedo, seduto accanto al ragazzo, un uomo sui tardi anni cinquanta (in molti sensi) che mi guarda disarmato con dei chiarissimi occhi blu dai lati tristi. Sorride e sembra chiedermi scusa.
"Massimo, non ho capito. Che c'e'?" Chiede all'uomo/ragazzo che gli e' seduto accanto.
Voleva chiedermi come mi chiamo. Mi ha poi chiesto cosa facevo stasera e dove stessi andando. La conversazione e' continuata col solito balletto tra i miei occhi interrogativi e quelli arresi e apologetici dell'uomo dagli occhi blu. [fine prima parte]



permalink | inviato da il 10/3/2006 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

nemmeno oggi mi hanno ammazzato (due femmine)

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 30/10/2005

Andando verso il supermercato incontro due signore grasse in ciabatte, col carrello a traino che chiacchierano in mezzo al marciapiede e non mi lasciano passare. Mi vedono arrivare da lontano, uno sguardo distratto, poi rivolgono la testa di nuovo l'una verso l'altra. Una si mette la mano aperta alla base della guancia, poggia leggermente il capo sul palmo e dice: "non mi dire..." L'altra annuisce energicamente e si tira in giu' il maglione grigio "si ti dico, si ti dico."
Faccio il giro passando tra gli interstizi delle macchine in doppia fila.
Al supermercato una mamma con  bambina di tre anni in carrozzina tiene il braccio teso verso il frigo con i latticini. La bambina urla, la mamma, senza guardarla, dice pacata: "Se l'hai buttato vuol dire che non vuoi niente. Se l'hai buttato vuol dire che non vuoi niente." Non mi lascia passare, faccio il giro tra pile di scatolame e carrelli incastrati.
Tornando verso casa con le mie buste, alla svolta dell'angolo piu' desolato prima del mio palazzo, un uomo magro, brizzolato e mal rasato urla: "Due femmine, due femmine, signori! Troie invertite figlie di Eva. Due femmine hanno commesso il grande peccato. E tutte le altre saranno punite perche' sono come loro."
Gli volgo le spalle e cammino in fretta, incerta se ho fatto bene. "Sono tutte come loro!" urla.



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Cose che si imparano sul bus

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 27/10/2005

Questi autobus moderni sono strutturati per far sedere meta' delle persone che sedevano su quelli vecchi, ma hanno il triplo dei posti prima disponibili per sedie a rotelle. Dio mi fulmini se ho mai visto una sedia a rotelle sugli autobus in Italia. (Non avendo lo scivolo e fermandosi esclusivamente in tripla fila tra macchine accavallate)
Ma sono istruttivi questi nuovi bus. Uno schermo trasmette informazioni colorite e colorate. Ho quindi appreso sul bus oggi:
1. A Zagarolo hanno aperto un museo del giocattolo
2. Quelli del segno del Leone deve proprio aver avuto una giornata nera
3. Forse Ghira a Roma nel '95 (questo credo che fosse un messaggio esoterico di una qualche loggia massonica a me totalmente incomprensibile.)
Ma ho anche scoperto che i gradini del bus sono troppo alti e la mia gonna troppo corta, sebbene questo non abbia infastidito una serie di signori sorridenti che hanno applaudito la mia scelta di vestiario.



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nemmeno oggi mi hanno ammazzato (Ninotchka)

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 13/10/2005

Mi sono proprio sentita nel famoso film di Lubitsch questa sera. Nel film una donna, funzionario del Partito Comunista, si reca a Parigi per ragioni di spionaggio insieme a tre funzionari del partito. lei e' raffinata e seria, loro sono grossolani e ridanciani.

Ecco, ero a una cena con tre funzionari della televisione pubblica del Partito Comunista cinese, in missione per vendere prodotti e comprarne. Era chiaro che uno dei tre, il piu' giovane e piu' avvenente, era quello colto, raffinato e... strano. Gli altri due sembravano macchiette. Uno era strabico e posava le mani grosse e rosse continuamente sul piatto, con gesto nervoso; l'altro rideva senza motivo strizzando gli occhi e guardandosi intorno. I due parlavano solo cinese, mentre l'altro parlava anche inglese. L'altro era vestito con una camicia da bancarella color albicocca che pero' aveva i gemelli d'oro. Tendeva le dita in modo innaturale all'indietro, aprendo il palmo e torcendolo all'indietro quando parlava. Era serio, con gli occhi cerchiati e amante del vino.
Persino io mi sono resa conto che lui parlava un cinese "educato" mentre gli altri due si esprimevano in una forma vernacolare.
Quello strabico alla domanda "In che senso questa proposta potrebbe portare dei vantaggi economici?" (avevamo con noi un brillante traduttore dall'italiano al cinese) ha risoposto facendo ripetutamente di si con la testa.
La mia Ninotchka, il funzionario colto e triste era, come la Garbo del film, un paria nel suo mondo. Mentre nel film di Lubitsch questo essere "fuori posto" della protagonista era esemplificato dal suo innamoramento per uno "sporco capitalista", nel caso della mia cena cinese, il tipo era omosessuale. Represso. Una dura vita, la sua, di certo.




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nemmeno oggi ho preso il bus...

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 7/10/2005

Avverto i gentili lettori che da oggi terro' una rubrica sui miei spostamenti piu' accurata. La nota "nemmeno oggi mi hanno ammazzato" sara' dedicata ai tempi e modi di percorrenza delle strade romane dei mezzi pubblici. Auguri (a chi legge e a chi aspetta l'autobus)
Per esempio. Una volta ho chiesto all'autista dell'87 se per caso non ci fosse stata una sparatoria. "No... sparatoria? No, perche'?" "Niente," gli dico, "mi chiedevo quale poteva essere una ragione plausibile per un ritardo di 54 minuti. Questo autobus dovrebbe partire ogni venti minuti. Calcolando traffico, ritardi, sigarette fumate dagli autisti e telefonate delle findanzate, davvero non riesco a capire questi 34 minuti come sono stati riempiti."
Mi guarda dallo specchietto retrovisore. Lo guardo. "E' sicuro, allora, che non ci sia stata una sparatoria?"



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nemmeno oggi mi hanno ammazzato (libri in metro)

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 30/9/2005

Oggi in metropolitana c'era un signore seduto che leggeva un libro. Avra' avuto circa cinquant'anni, brizzolato, vestito in modo decoroso, con giacca e pantaloni e aveva un grosso naso. Lui e' seduto all'angolo e dopo di lui ci sono due posti liberi. Una signora pienotta sta per sedersi nel secondo posto libero quando la metro riparte a tradimento con uno scossone, lei perde l'equilibrio e si sostiene sulla spalla di lui per non cadere a terra. Nonostante la sua stazza, si era poggiata molto leggermente e gli ha chiesto subito scusa. Lui invece non l'ha nemmeno guardata e ha sbuffato guardando fisso davanti a se'. Poi si e' rimesso a leggere. Ho cercato di vedere che libro fosse ma si intravedeva solo una sorta di graal in copertina. Ho pensato fosse una storia piena di avventure, di principi, di coraggio e romanticismo. Castelli, boschi, doni e amori, guerre e disfatte. Ho pensato a quell'uomo, infimo, indisponente, maleducato e piccino che partecipava al mondo roboante e cavalleresco di quelle pagine, l'ho pensato che entrava e vagava tra sentimenti e avventure meravigliose. E ho avuto ribrezzo. Io, come scrittrice, mi sentirei violata se un tale essere partecipasse dei mondi che costruisco ma non credo di poterci fare niente. In parte ci scegliamo i nostri lettori con quello che scriviamo, ma in parte non possiamo evitare che le persone che non vorremmo frequentare frequentino le nostre storie che, un po', sono nostre vite parallele. Sara' snobismo da scrittore?



permalink | inviato da il 30/9/2005 alle 21:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa