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Diversamente blog

citta' immaginate 16/1/2006

Ho scoperto il blog di alphaville e vorrei segnalarlo a quanti siano interessati a scoprire nuovi modi di comunicare ed "essere comunicati".
La sensazione che si ha inciampando nel suo blog e' quella di essere finiti in una mostra allucinatoria dove dipinti, fotogrammi, epoche si rincorrano in una dimensione in cui il significato sembra sembra essere definito dal principio di Ejsenstein circa il montaggio. La giustapposizione di elementi, la ripetizione di segni nascosti costruisce un significato che prima le singole immagini non avevano.
Questo blog e' insieme una storia artistica (in senso ampio: storia dell'espressione artistica occidentale) e un commento ad essa. Le parole sono meno importanti e sono quasi schiacciate dalla presenza delle immagini, ognuna con una dimensione diversa e ognuna con una sua segreta attinenza alle altre. In fondo, questo blog e' un cortometraggio e mi sembra tanto vicino al mio modo di fare cortometraggi che ne sono rimasta molto colpita.
Ogni volta che scorrerete le immagini ne scoprirete di nuove, a seconda della linea che la vostra mente seguira' tra le trame che si interconnettono. Quasi magico questo apparire di nuove forme, s'intromette nella vostra mente e vi immette un senso subliminale.
Misterioso nuovo blogger, arcano e qualche volta minaccioso nel potere comunicativo che lancia contro lo spettatore come una manciata di dadi.



permalink | inviato da il 16/1/2006 alle 12:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

La prima citta' immaginata

citta' immaginate 6/4/2005

Mi hanno detto che sono un po'  pigra coi post, allora mi do da fare: [chi non riesce a starmi dietro, semplicemente selezioni quello che gli interessa di piu'. non vi obbligo a leggere tutto! ...Un momento: vi posso obbligare? C'e' possibilita' d'obbligo bel blog? No? Istituiro' allora l'obblog]
Ho istituito una nuova rubrica dove penso di raccontarvi le citta' che non ho mai visto ma di cui ho sentito parlare (sicuramente quanto voi, ma forse non piu' di voi)
La prima e' questa (ma non vi dico subito quale sia... eheheh...



"E' un enorme metropoli moderna in una terra disperata. E' arrampicata coscienziosamente sulla montagna e le strade sono numerate.
La città ha due lati, come la luna. Uno, quello che si vede, sotto la luce del sole e della luna, ed è la parte che tutti possono vedere, la parte che esiste. Poi c’è l’altro lato, dietro alla montagna, il lato sempre in ombra, col sole e con la luna. Quel lato è l’altro lato, dove stanno tutte le persone che si sono perse o che non sanno di esistere. Dall’altro lato della sua città ci sono le persone che non si possono vedere e stanno sempre zitte per non farsi scoprire. Si muovono lentamente e parlano solo a gesti. Fanno tante cose, fanno figli, fanno case, fanno i conti con la vita, ma nessuna di queste cose esiste.
Invece le persone dal lato luminoso della montagna si muovono a ritmo sostenuto e intelligente, ridono della morte e della vita. I giovani sono fatti di forza e passione. Il mare è lontano dalla città ma tutti hanno l’occhio verso le immensità, perdono l’immaginazione oltre alle montagne, inventano il loro passato con la precisione mitologica dei popoli di mare. Il popolo da cui viene lui sa sognare in un modo in cui la gente di lei non sa fare. E sa essere realista e osservatore in un modo sconosciuto al popolo di lei. La cultura di lui sa costruire storie vere tutte inventate, sa collocare la fantasia nella vita di tutti i giorni e sa mangiare quello che è rimasto nel piatto degli altri. Sanno stringersi la mano senza abbassare lo sguardo e senza essere costretti a sorridere. E sanno distinguere se stessi dai desideri degli altri. Quando piove, non usano l’ombrello perché sanno che la pioggia finirà e che sarà il sole ad asciugarli. Quando piangono non si coprono gli occhi e lasciano che il vento asciughi le loro lacrime. Se qualcuno muore se lo dicono guardandosi in faccia e non si vergognano di tenere le mani ferme lungo i fianchi. Stanno dritti contro il cielo e sentono la terra sotto i piedi, anche attraverso le scarpe e quando si abbottonano la camicia, lasciano sempre il primo bottone slacciato. Chi è nato in quella città una volta può nascervi tante altre volte, e ricordare sempre tutto. Se un bambino corre lo guardano sorridendo e non lavano subito via il sangue dalle strade. "




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