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nefeli

La preghiera

Poesie politiche 5/4/2010

Le anime che non sanno come battere le mani

sono figlie di una religione bambina.

Hanno occhi grandi e il sole alle spalle,

gridano il richiamo delle stelle cadute

e dormono supine con la testa voltata.

Di notte, aspettano che il cielo volga allo scuro

per cantare la preghiera che solo il buio conosce.




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Il mare d'inverno

Poesie politiche 28/2/2009

Mi dicono dei sacrifici, e dei pregi,

dell’aria aperta. Se si esce all’aria aperta.

Scimmie ammaestrate che siamo, il fascino dell’altrove

lo dedichiamo volentieri alle anime semplici. Tanto,

sulla linea di mezzeria è ancora rappreso il sangue del gatto di quartiere.

Una striscia di sole contro la palazzina di fronte,

si vede il riflesso anche dalla vetrata dei macchinari ginnici,

palestra e finestra di oggi, mostriamoci nella fatica,

corporale. La musica,

il facchino che scardina la tettoia dell'acquario

e quegli occhi gelatinosi che fissavano la loro gabbia di vetro

e boccheggiano solerti al varco del cibo.

Sottovento, una volta, ho sentito odore di putredine, avanzo carnale, spoglia.  

 

Il mare. A puntare gli occhi all’infinito solo grigio, forse marrone.

E’ il mare d’inverno, dicono. Quel sogno di mare d'estate,

sospirato col volto riverso, contro il legno marcito del trampolino di giugno:

"favorisce il desiderio", e aspettiamo, all'aria aperta,

perché è lì che arriva la vita, non mai, pare,

nei nostri loculi, da cui esce sola, a volte, una poesia.

A grande richiesta - specie di Ombra...

Poesie politiche 15/11/2008

L’attesa che i farmaci facciano effetto è ansia vuota di bianchi minuti.
Senza battito o scorcio di luce si addensa il tempo incastrato intorno agli oggetti.
Né suono di spari o tremito d’ali a fingere spazio nell’arco degli occhi.
Il gusto più amaro e le cose ora immobili di grigio si appannano e polvere scura.
Qualcosa è mancato o forse si è perso e si aggrappa alle labbra divise da un taglio.
Si abbassano gli angoli e gli acuti del giorno, albeggia lontano un punto di luce.
E ondeggiano i muri, sicuri compagni, che tengono l’anima già scorsa a brandelli.
Ci fosse la calma di un duro lavoro o il tempo perduto a guardare le stelle,
ci fosse quell’uno che sparte le cose, miraggio di pendoli che si fingono esatti.
Stesi a stramorto sul letto disfatto, lo sguardo puntato al soffitto incolore,
chiudiamo le palpebre senza intenzione, la falce nascosta dentro il guanciale.



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Ennesimo cicale e grilli

Poesie politiche 16/7/2008

Di giorno s’alza il frinire delle cicale e s’incurva nella volta della notte
quando i grilli accolgono quel suono e lo insegnano alla terra.
Fastidio e paura, come al pianto di un bambino,
ignoriamo la coltre di suono che entra nelle nostre case
e impariamo a dormire come se le zampe veloci dei grilli fossero nenie.
Sappiamo che il sole al suo ritorno fermerà quel suono e i grilli torneranno
nel buio sconosciuto da cui sono comparsi. Le cicale
riprenderanno il canto loro monocorde che non porta a niente
perché le nostre orecchie non colgono l’allontanarsi di uno dal gruppo.
Udiamo solo un sibilo uniforme ma noi, uomini, noi
non possiamo vedere l’originalità di uno dal gruppo.



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Postumi della Rupe Tarpea

Poesie politiche 9/7/2008

Il bambino in bicicletta che ti passa presto accanto
ha lo sguardo intento e vivo ondeggiante in quell’incanto
ch’è sospendersi dal suolo senza peso su due ruote
con il vento che bilancia e comanda il cammino.
Guardi un poco sulla destra, impari il ritmo senza voce
del fratello di anni in corsa verso il canto di cicale
che nel sole e controluce lasciano il segno di una spada,
sibilare sottovoce le parole di un mistero senza nome.
Mentre passa tempo e vita tra le ruote di un destino
che natura e caso inerte ti permette di guardare,
tieni in fondo agli occhi presti il pianto secco
che permane senza esistere  nella strana carrozzella.
Fosse ammesso a questa vita di lasciare la tua sella,
fresco in prati e ombreggiar di pini,
potresti un giorno dire al padre la parola che si aspetta.
Il suo suono singolare: “Padre mio non stare in pena
perché quando tutto tace, il tuo figlio sembra inerte,
ma conosce che ti piace pensare il tempo di mia vita
raro eterno di quel mondo, che un giorno passeggiando
hai sorpreso in altra forma: quella che non t’ho mai dato,
ma il futuro circospetto m’ha serbato solo il grido
che ha te sembra senza scopo ma è amore infinito
per chi spinge le mie ruote alla fine della strada
che non è a mia portata né si adatta alla sorpresa
di sapermi sottomesso alla vita e al movimento.
Ora, padre, pensa a me ancora come al figlio senza insegna
di un futuro poco attento allo spasmo, alla mia vita.
La gioia d’esistere è sempre infinita.



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porte

Poesie politiche 2/7/2008

Il corridoio è lungo e le porte sono tutte scure,
con un filo dorato intorno ai cardini e alle fessure,
incertezze della mano di un falegname.
Non poteva saperlo, non poteva,
che il corridoio si sarebbe popolato di sogni sconosciuti.
Artefice ignaro, aveva sbagliato, forse per grossolana arte
o forse perché una porta serve a nascondere, non a cancellare.
E poi, al di là del legno e della maniglia potrebbe non esserci niente,
solo un mondo che attende ancora di essere creato.



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il richiamo animale

Poesie politiche 28/6/2008

Ma il corpo, ma il corpo, senza
il sollievo che si apre in abbraccio
come finestra spalancata alla gloria del sole,
solo e pesante si butta a sedere,
riempie di sé la gabbia dorata,
già vecchia e scrostata dalla forza del buio.
Non resta che ridere, ridere di sé
davanti allo specchio che spaventa lo sguardo
se fisso ci traforma in mostro annebbiato.
Non resta nel gioco col tempo
che incidersi gli arti di parole scomparse,
grida nascoste nel fiato animale, di bestia
ferita da lancia di pietra, agonia infinita
che parla di vita in punto di morte.



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Afa, reloaded

Poesie politiche 28/6/2008

Il ruggito dell’afa attende dietro alle persiane,
misteriosa belva, si insinua tra le crepe dei muri,
si nasconde nell’oscura ombra di un salice,
forse tra le bacche di carruba.
E’ vuota di tutto che non sia sé,
e nascosta tra i radi fili d’erba
si nutre dell’impotenza del creato.



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Afa

Poesie politiche 19/6/2008

Il ruggito dell’afa spinge contro le persiane,
travalica i muri di legno e gesso,si nasconde nell’oscura ombra
di un salice, forse tra lebacche di carruba.
Non contiene nulla che sé, si acquatta,
misterioso gatto, tra i radi fili d’erba
e si nutre dell’impotenza del creato
di fronte al magnificare della sua presenza.



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del vivere

Poesie politiche 14/6/2008

Ho deciso di abitare i miei giorni come un animale la sua tana.
La volta del tempo, alta sul mio capo, si popola di nidi
come il sogno di un bambino che non conosce le parole.
Lo sguardo impenetrabile degli uccelli mantiene il profilo
e nulla risponde alle domande che infestano la notte.
Il mio cuore immobile si perde in infiniti campi di grano,
con il passo ritmico e uguale di chi non ha mai visto il mare.
Si perde allora il balbettìo di parlare con il mondo
e torna sereno, e piano, il desiderio di inventare il ricordo,
coe all’alba ritornano i suoni, i cinguettii, presenza sulla terra
degli infiniti palpiti, del conto delle ore e dei giorni.



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