28 febbraio 2009
Il mare d'inverno
Mi dicono dei sacrifici, e dei pregi, dell’aria aperta. Se si esce all’aria aperta. Scimmie ammaestrate che siamo, il fascino dell’altrove lo dedichiamo volentieri alle anime semplici. Tanto, sulla linea di mezzeria è ancora rappreso il sangue del gatto di quartiere. Una striscia di sole contro la palazzina di fronte, si vede il riflesso anche dalla vetrata dei macchinari ginnici, palestra e finestra di oggi, mostriamoci nella fatica, corporale. La musica, il facchino che scardina la tettoia dell'acquario e quegli occhi gelatinosi che fissavano la loro gabbia di vetro e boccheggiano solerti al varco del cibo. Sottovento, una volta, ho sentito odore di putredine, avanzo carnale, spoglia. Il mare. A puntare gli occhi all’infinito solo grigio, forse marrone. E’ il mare d’inverno, dicono. Quel sogno di mare d'estate, sospirato col volto riverso, contro il legno marcito del trampolino di giugno: "favorisce il desiderio", e aspettiamo, all'aria aperta, perché è lì che arriva la vita, non mai, pare, nei nostri loculi, da cui esce sola, a volte, una poesia.
|