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L'invenzione dell'autore

Diario 16/12/2008


Un giorno, passeggiando tra i secoli, ho cercato di capire perché non sia rimasto il nome degli autori di molte civiltà – la babilonese, l’egiziana, la greca dei kouroi, e, in una cancellazione parziale, quella del Medioevo. Mi meravigliavo, davanti a tante opere d’arte, che non si fosse persa la memoria della pietra, ma solo quella del nome. Trovai poi una risposta, mentre guardavo le statuine in forma di uomo che le tribù del Sudamerica ancora oggi lasciano nel bosco perché si consumino e ritornino cenere proprio come gli uomini. Ecco, mi son detta, queste opere non sono state create per essere singolari, individualmente espressive, ma per rappresentare, sempre allo stesso modo, un astratto essere umano investito della vita secolare. Quando dunque l’arte racchiude in sé tutta la cultura del tempo per preservarne l’idea e le spoglie, non resta più spazio per il nome dell’autore, intrappolato nelle fitte trame dei tabù.
Quando nasce, allora, il concetto di autore che tanto abbiamo pavoneggiato nella nostra epoca? La risposta si deve cercare nelle opere di un artista che ha tentato disperatamente per tutta la vita di sfuggire a dolorosa morte.
Nel Convivio e poi nel De vulgari eloquentia e infine nella Vita nova, Dante tesse le fila che lo avrebbero poi sorretto durante la scrittura della Comedia, quelli che gli avrebbero permesso, sostenendolo dallo strapiombo della sua ubris, di reinventare il tripartito mondo di cui Dio è sola luce. Dante ebbe sempre paura del peccato di ubris che lo perseguitava e, come un bambino che crede di sfuggire alla punizione del genitore arrabbiandosi con se stesso, si ricopriva il capo di cenere prima che altri lo facesse. 
Come farà poi Galileo, Dante interpretava le sue opere in senso biblico, cioè attraverso le Scritture, e in senso laico attraverso la filologia. La Vita nova è modellata, così sostiene Dante, sui Remedia amoris di Ovidio ed è intrisa di amore cristiano nel racconto della sua conversio dall’amore profano a quello sacro, dall’eros alla caritas. È così che Dante può esibire la sua auctoritas moderna di autore che non solo è stato capace di raggiungere la perfezione stilistica e retorica, ma che è anche diventato fonte di verità. 
 
Il poeta vuole attingere all’autorevolezza dello scrittore latino sancita da secoli di memoria per costruire il proprio diritto all’auctoritas. Quando Dante componeva le sue opere, l'autore era ancora recluso alla condizione di testimone del sapere, di imitatore, di individuo costretto alla citazione classica perché i suoi molli versi si potessero vestire di autorevolezza. 
I processi dell’invenzione e della composizione sono racchiusi nella metafora dell’ydromellum, dell’acqua addolcita con il miele, che permette di servire anche i piatti più amari alla tavola della censura. Niente di meglio che questa metafora, deve aver pensato Tasso, quasi trecento anni dopo, quabdo scriveva e riscriveva centinaia di volte ogni parola, ogni passaggio e stanza, capitolo e libro della sua Gerusalemme Liberata per gabbare i censori. Tasso inventerà uno spiritello che arrivava strisciando la notte e gli rubava penne e calamaio per aggiungere poi alle opere del poeta rinchiuso nello “spedale di Sant’Anna” frasi eretiche. Ma quando si mise a scrivere l’incipit della sua opera maggiore, Tasso scelse di parafrasare Dante e non menzionare piu' lo spiritello. 

“Così all’egro fanciul porgiamo aspersi
Di soavi licor gli orli del vaso;
Succhi amari ingannato ei beve,
e dall’inganno suo, vita riceve”
 
Tasso deve ingannare il tempo e i suoi figli per riuscire a pubblicare quel monumento alla morte e allo squadernarsi della fede in Storia che è la sua Gerusalemme
Cosa sia un autore, dipende dalla nostra scelta, se facciamo risalire l’etimologia da augeo o da authos. L’auctor che è figlio del verbo che indica aumento, aggiunta, accrescimento, starà con Dante “E in quanto l’autore viene e discende da questo verbo, si prende solo per li poeti, che con l’arte musaica le loro parole hanno legate". 
Dante dimostra, in sequenza, di essere uno scriptor, il copista che trascrive fedelmente le sue poesie giovanili, poi di essere scriptor e anche compilator, in quanto seleziona una serie finita e significativa di poesie, tralasciando quelle che gli sembrano irrilevanti al “proposito” che si è prefissato. Queste due operazioni di trascrizione e selezione di materiali lo portano a essere commentator, che fa precedere o seguire le poesie da “ragioni” o “divisioni” per individuare il significato profondo che trovano nell’economia generale dell’opera, per dare valore alla verità finale. L’ultimo passo dopo l’autoinvestitura è diventare auctor, colui che lega tutte queste funzioni.
L’auctor di un testo è in questo senso qualcuno che continui qualcosa, che, attraverso la suaauctoritas, intraprenda qualcosa, poiché infatti, il nuovo si deve nascondere nei molli versi della citazione.
Ma Dante non demorde e procede rasente “il muro de la terra” per non cadere “ne li sospiri” e raggiungere la posizione di auctor assoluto, slegato dale citazioni e direttamente connesso con Dio.
Per fare questo, deve far risalire auctoritas non da augeo ma da autos.  Come poi scrisse Vico, l’auctor“riproduce l’immagine del divino autore, perché tale è nell’uomo questa auctoritas, quale è in Dio l’aseitas (l’essere di per Sé). Per questa sua aseitas Dio è il vertice di tutto il creato, per questa sua auctoritas l’uomo è il vertice di tutte le creature mortali”. L’auctoritas è la proprietà di qualcosa, il diritto alla proprietà, la prima, originaria acquisizione dei diritti (innati, connaturali all’uomo) che discende da antiche leggi sulla proprietà.
Dante si è affrancato, è ora libero e può risalire dagli imi profondi dell’anonimato medioevale – in nome di Dio – al nominare e compilare e possedere un’opera, esserne auctor e dunque averne l’auctoritas – anch’essa in nome di Dio – diventando, non un glossatore divino, ma il vertice di tutto il creato.



permalink | inviato da nefeli il 16/12/2008 alle 12:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa