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nefeli

dell'errare del viaggiatore

Diario 16/12/2008

Chi parte deve saper sbagliare nel modo giusto. Errare ha perso il doppio significato di “viaggiare” e “sbagliare” e ora ci troviamo a viaggiare senza accorgerci degli errori che commettiamo. Il viaggio e’ allontanamento dalla vita sicura, la perdita delle certezze in  nome di un forse oscuro che ci spinge a fare il contrario di cio’ che per natura dovremmo: restare. Anime che vivono senza terra, ma incostante aria e mare sotto I piedi, siamo noi, figli di Ulisse, fratelli al lampo e alla piramide, tutto quel che luce lontano dal nostro abbraccio; malcerto, malvisto, sbirciato con gli angoli degli occhi, e basta quel fuggire dello sguardo e il sussuro possa il mio occhio non trovare mai posa. Gioia nel distacco, nella cantilena quieta dell’addio ripetuto da ogni stipite di finestra, uscio di porta, saluto, sguardo, solo una mano contro il vetro. Addio, e poi la gioia di perdere, per non temere di dover perdere ancora, paura prima del sentimento, prima che accada, la marcia forzata indietro allo sparo di partenza.
Noi che abbiamo sempre il mondo sulle spalle e con le dita ne percorriamo solo le parti che non possiamo vedere, Atlanti curiosi e sazi del peso che conosciamo, sappiamo svanire nel nero piu’ di Sirio e Lucifero, di ogni satellite curvo su ipostasi in fuga dalle umane gerarchie.
Chi non sbaglia non e' partito e chi parte non sa sbagliare.



permalink | inviato da nefeli il 16/12/2008 alle 18:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa