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Poesie politiche 9/7/2008

Il bambino in bicicletta che ti passa presto accanto
ha lo sguardo intento e vivo ondeggiante in quell’incanto
ch’è sospendersi dal suolo senza peso su due ruote
con il vento che bilancia e comanda il cammino.
Guardi un poco sulla destra, impari il ritmo senza voce
del fratello di anni in corsa verso il canto di cicale
che nel sole e controluce lasciano il segno di una spada,
sibilare sottovoce le parole di un mistero senza nome.
Mentre passa tempo e vita tra le ruote di un destino
che natura e caso inerte ti permette di guardare,
tieni in fondo agli occhi presti il pianto secco
che permane senza esistere  nella strana carrozzella.
Fosse ammesso a questa vita di lasciare la tua sella,
fresco in prati e ombreggiar di pini,
potresti un giorno dire al padre la parola che si aspetta.
Il suo suono singolare: “Padre mio non stare in pena
perché quando tutto tace, il tuo figlio sembra inerte,
ma conosce che ti piace pensare il tempo di mia vita
raro eterno di quel mondo, che un giorno passeggiando
hai sorpreso in altra forma: quella che non t’ho mai dato,
ma il futuro circospetto m’ha serbato solo il grido
che ha te sembra senza scopo ma è amore infinito
per chi spinge le mie ruote alla fine della strada
che non è a mia portata né si adatta alla sorpresa
di sapermi sottomesso alla vita e al movimento.
Ora, padre, pensa a me ancora come al figlio senza insegna
di un futuro poco attento allo spasmo, alla mia vita.
La gioia d’esistere è sempre infinita.



permalink | inviato da nefeli il 9/7/2008 alle 12:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa