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nefeli

Dalla toilette allo studio

i meglio post mia 27/10/2007

Metti che stai camminando lungo il corridoio e al primo passo già ti senti irrevocabilmente lontano dall’antro d’origine mentre il vano che appare nel fondo proietta cento paurose ombre. Metti che il vano lo conosci, che ci stai andando di tua volontà e che non ci può essere altro che le cose con cui tu stesso l’hai riempito. Ma al secondo passo formuli il pensiero impossibile e lasci che scorrano come strappi a zig zag le giustificazioni con cui la ragione cerca di immettere plausibilità nel tuo pensiero. Metti che potrebbe un uomo alto quanto la parete e che la sua ombra si proietti in lungo tanto da vedersi quando si è appena sulla soglia. Cosa sarebbe più spaventoso, trovarsi i piedi immersi nella chiazza scura che scende come un liquido da quel corpo controluce – trovarsi con il viso, il petto e le mani completamente avvolti da quella palpabile oscurità – oppure la forma stessa che ti aspetta immobile, quelle spalle curve quasi fino al soffitto e un che di impreciso nella disposizione degli arti? Metti che oltre il vano la porta di casa è chiusa a chiave e che tu ora lo ricordi, ne sei certo e allora ti chiedi come sia potuto passare un uomo così grande per le feritoie delle tue persiane – socchiuse, quelle sì – o forse ha rotto la vetrata dell’ingresso e si è agilmente lanciato dentro in un’abile capriola circense? Per un attimo lo vedi rialzarsi veloce facendo un saltello, oplà, e ricadere sulle gambe unite, senza esitazione. Cosa sarebbe più spaventoso, esser testimoni di un inatteso spettacolo da saltimbanco, che si tiene privatamente nel proprio tinello, o l’enorme figura dalle braccia grandi e forti quanto le gambe che sta ferma, in silenzio nella semioscurità? Metti che ormai sei arrivata al vano e ti volti pensando che puoi sempre tornare indietro da dove sei venuta, anche se l’antro da cui sei uscita è ormai perso nel nero del tuo percorso e non hai tempo di pensare cosa possa esserci ora al di là di tutto quel nero, se mai riuscissi a raggiungerlo superando tutte le membrane che il buio soffia contro il corpo che lo attraversa. Un piede è già oltre la soglia, alla tua destra, ma il tuo corpo ancora non si è girato a seguire la rotazione del passo: ancora qualche istante e l’uomo disarticolato salta con tutta la sua ombra dalla parete opposta in una perfetta capriola sospesa giusto in tempo per atterrare sul tuo corpo appena comparso, le mani leggermente tese in avanti a proteggerti. E scomparire così, infiltrando il buio del suo celarsi su tutta la superficie della tua carne, nei capelli che ora riavvii prima tornare a sederti davanti al computer.



permalink | inviato da nefeli il 27/10/2007 alle 20:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa