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nefeli

Ti racconto una favola per farti dormire

racconti umani 9/3/2007

Ti racconto una favola per farti dormire e tu dormi: hai ancora gli occhi aperti.
Ti racconto una storia di stelle e di un tetto, del cielo che s’illumina intorno ai palazzi ma è scuro più sopra le teste.
Tu dormi, chiudi questa volta le palpebre e ascolta.
Una sola, ti confesso, è la stella in mezzo al blu, più vicina all’incrocio di due vecchie grondaie che alla libertà dell’aria senza ancora alcun rumore. Sola e piccola, fredda ma vivace come una cimice che matta svolazza e rimbalza tra erbe e fogliacce. Senza dolore l’insetto e la stella si fanno trasportare dal vento e dal ruotare delle sfere celesti e senza dolore tu chiudi ora gli occhi, riposali ormai da tanto vegliare.
Non ha pena la stella di starsene al margine, dove la conca di nuvole, luce e di vento ricorda il biancore del giorno mentre risale all’indietro il nero dell’abisso profondo. Non ha pena e scalpita per risalire, a traino del circo di milioni di punti, rossastri e azzurrati, più bianchi del ghiaccio polare. E i punti, ammassati, di polvere, di roccia e di mari tranquilli la porteranno per la volta vuota fino al buio più fitto, all’altro orizzonte, prima che un nuovo bagliore conquisti la notte.
E nel silenzio del viaggio, compagna e sola, bianca perla incastrata nel voltare del tutto, si acquieta e sorride nel suo mare a rovescio.
E tu anche, sorridi seguendo nel sogno e perditi allora nel silenzio gioioso. Non temere che gli occhi non potranno riaprirsi, chiudili ancora un minuto, aspetta che finisca la storia che per te si è svolta piano sopra il mio naso.
Domani, lo so, quella stella non potrà più sedere tra quelle grondaie e aspettare il passaggio della banda chiassosa di tutte le altre. Il cielo si gira e cambia le carte e non si può mai ritrovare la strada in mezzo a un nuovo arabesco di punti. Ma non avrà poi tanta importanza perché tu dormirai e farai il suo viaggio senza più aspettare, senza mappa o timore. I tuoi occhi fissi in attesa che faccia il racconto hanno atteso per anni che ti dessi il permesso, questo di stendere palpebre e cornea per pensare il percorso che non finirà mai.
Dormi adesso, dormi infine, non è in questo tuo sonno la morte in cui vivi, la morte è stata dover per sempre sbarrare gli occhi sul niente.




permalink | inviato da il 9/3/2007 alle 14:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa