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Crediamo di vedere

i meglio post mia 11/1/2007

Prima erano tende e distanze, folate di polvere gialla contro vetri molati alla meglio e fuligine, lontananze di interi campi, da percorrere su carri o cavalli e l'incommensurabile distanza di ciò che è uguale e invisibile. Dentro alle finestre degli altri c'era una vita simile alla nostra, una famiglia con le stesse facce, lo stesso cibo, le stesse spese ogni venerdì. Oggi ci pensiamo diversi e unici e sentiamo che dietro ai vetri di una casa che non è la nostra ci sia un mondo che non ci appartiene, una vita che non conosciamo, delle facce che non potremmo immaginare solo pensandole.
E anche se è più facile guardarli, gli altri, attraverso le imposte che rimangono zitte proprio davanti ai nostri muri, dietro i cortili, a mezza scala tra l'interrato e i piani alti, quello che ci appare è un mondo schiacciato, una prospettiva che non riesce ad aggiustarsi mai in tre dimensioni. La distanza tra le paratie esterne e il muro con i quadri e le lampadine è imponderabile, tutto è avvolto da un colore rossastro che riempie lo spazio come un solido senza lati e le figure che vi danzano dentro non sono che cartoline sullo sfondo di una lanterna magica.
Di sopra, il cielo è più chiaro della notte e nasconde alle nostre attese la distanza fra noi e le stelle.



permalink | inviato da il 11/1/2007 alle 20:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa