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nefeli

nemmeno oggi mi hanno ammazzato (comunicazione)

nemmeno oggi mi hanno ammazzato 10/3/2006

Oggi gli esseri umani desideravano parlarmi e io, augustamente, ho accondisceso a rispondere.
Un ragazzo sui tredici anni, pesante e carico di zaino, giubbotto stile Michelin scuro e cappellino alla bell'e meglio, mi ha detto "Sciao" (ciao alla romana) mentre mi passava accanto con l'amico. Ho sorriso.
Sull'autobus, mentre con una mano paravo i colpi che la fortuna contraria, i sampietrini e quel buontempone del guidatore mi paravano, e con l'altra facevo da sentinella alla borsetta, un uomo, con le forme e il sorriso di un ragazzo, mi ha rivolto la parola. Aveva i capelli cortissimi, con un'evidentissima recessione alle tempie, un giubbotto chiaro, di quelli imbottiti che compra la nonna per il nipotino "non ti raffreddare per carita' che girano certe robe di questi tempi..." e le mani in grembo, seminascoste dalle falde del giubbotto.
"Come?" rispondo io. Lui ripete, forse, o dice qualcos'altro, guardandomi fugacemente e sorridendo con violenza. Poi, si volta verso il finestrino e continua a parlare. Non capisco e mi viene il dubbio di essere veramente diventata sorda. Tuttavia mi guardo intorno e vedo, seduto accanto al ragazzo, un uomo sui tardi anni cinquanta (in molti sensi) che mi guarda disarmato con dei chiarissimi occhi blu dai lati tristi. Sorride e sembra chiedermi scusa.
"Massimo, non ho capito. Che c'e'?" Chiede all'uomo/ragazzo che gli e' seduto accanto.
Voleva chiedermi come mi chiamo. Mi ha poi chiesto cosa facevo stasera e dove stessi andando. La conversazione e' continuata col solito balletto tra i miei occhi interrogativi e quelli arresi e apologetici dell'uomo dagli occhi blu. [fine prima parte]



permalink | inviato da il 10/3/2006 alle 18:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa