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Ossessione

ossessione 14/8/2005

“Potrebbe essere un’ossessione, si. Era questo che volevi sentire?”
Disse, e si accese una sigaretta. Federica rise. “Sì, rea proprio questo.”
Marcello sbuffò. “Ora che mi hai psicanalizzato, possiamo ordinare?”
“Io so già quello che voglio” disse Federica e gli prese la sigaretta dalle dita e se la mise tra le labbra. Socchiuse gli occhi dietro la linea di fumo e fece una faccia beffarda da film d’altri tempi.
“Se solo il cameriere stesse meno dietro alla ragazzetta in minigonna al tavolo in fondo…” disse Marcello, e nel dirlo fece un gesto secco, a tutto braccio, verso il cameriere giovane, con la testa che brillava di gelatina che se ne stava con la mano contro la parete e il gomito poggiato sul tavolo in fondo. Due ragazze bionde ridevano con la testa all’indietro alle sue parole.
“Devi smettere di notare sempre tutto” disse Federica e posò la sigaretta sul posacenere. “Non è carino essere sempre così attenti. Metti noi mortali in difficoltà.” E si avvicinò col viso a un palmo dal suo.
“E dài, non scherzare sempre!” disse lui e si scostò indietro, posando la schiena sullo schienale della sedia impagliata, prendendo meccanicamente la sigaretta tra le dita. Poi la posò di nuovo e fece per alzarsi.
“Dove vai?” chiese lei.
“Chiedo dov’è il bagno e intanto ricordo al cameriere che ancora non abbiamo ordinato.” Fece un passo ma lei lo tirò per la giacca. “E se viene a prendere l’ordinazione cosa gli dico?”
“Per me” cominciò a dire lui, ma lei lo prevenì “…una margherita, lo so. Come sempre.”
“Sì, come sempre.” Rispose lui e senza fare una grinza si diresse verso il cameriere.



permalink | inviato da il 14/8/2005 alle 21:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa