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Conservare le conversazioni

conservazione di conversazione 12/8/2005

Tornata dal mare, inauguro una nuova rubrica: conservazione di conversazione.
Per anni mi sono divertita a sorprendermi mentre costruivo anafore strane, calembour involontari. Per esempio, ogni volta che leggo “Zona militare. Limite invalicabile” lo tramuto inconsapevolmente in “Zona limitare, milite invalicabile”. Mi ha sempre divertito che lo spostamento di una sola consonante possa produrre parole diverse pur mantenendo il senso della frase. E anzi: la frase sembra acquistare in umorismo, che è quasi sempre indice di profondità.
In questi ultimi giorni, sotto il solo impietoso, spalmata sulle rocce di Procida mi trastullavo col nuovo giochino verbale: conservare la conversazione. Non sempre il calembour è una bella cosa, anzi nasconde le insidie dello spirito di patata. Eppure in questo caso mi sembrava pregnante e ho deciso di conservare l’inconservabile: le conversazioni. La vulnerabilità della parola detta, proverbialmente si palesa di fronte alla roccaforte della memoria. Ma ecco per voi la memoria, per ora, di una conversazione che mi ha rivelato un punto profondo e dolente della vita italiana.
Una giovane signora molto carina, da poco ex ragazza da urlo, ovvero ex biondina seducente da spiagga per via di uno spropositato pancione che ospita due gemelli, durante una cena mi dice: “E vabbe’, ho capito che c’entrano gli extracomunitari con il razzismo… certo… però uno si fa girare le palle a ospitare tutti questi albanesi e rumeni che vengono nel nostro paese per stuprare e ammazzare!”
Non chiedo una campagna d’informazione per spiegare agli italiani i vantaggi che ci vengono dall’ingresso di tanti stranieri; tantomeno chiedo che venga spiagato, fin dalle scuole dell’obbligo, quanta ricchezza porti a una società la diversità culturale. Sarebbe assurdo, velleitario. Tuttavia mi è venuta un’idea proprio quando la ex-bellona ha risposto alla mia debole protesta (che le ricordava che anche la nostra mafia ha ucciso innocenti italiani nella via del suo arricchimento) ha risposto: “Ma si ammazzano solo tra di loro i mafiosi! A me e alla mia famiglia non hanno mai fatto niente…”
Non mi sono nemmeno sognata di farle presente che né albanesi né rumeni le avevano fatto personalmente niente. Invece, invocherei una campagna d’informazione statistica che faccia sapere agli italiani quanti siano gli omicidi compiuti da singoli italiani per ubriachezza alla guida, per follia omicida, per impazzimento passionale o quante siano le vittime innocenti del crimine organizzato in confronto alle vittime di omicidi compiuti da “stranieri”.
So che l’informazione è potere ed è uno strumento politico potente e dunque non mi stupisco che tali informazioni non vengano mai messe a disposizione delle campagne elettorali. Ma sarebbe bello. Oh, sì.




permalink | inviato da il 12/8/2005 alle 19:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa