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Il Tempio della Morte

fantascienza 21/5/2005

Fare il controllore dei Mondi non è una cosa facile quanto si pensi. Anche tralasciando i disagi degli spostamenti intergalattici e gli invecchiamenti e ringiovanimenti che si portano dietro, c’è da tener presente la trasmigrazione integrata delle conoscenze. Si finisce per far confusione. Mi son trovato un vecchio con dolori ovunque, cateratte al sistema visivo quando ero tra gli ipertrofici e ho veramente faticato a star dietro alle invenzioni aromatiche che quel popolo produceva. Mi era anche venuta una terribile allergia al loro sistema sonoro e il mio sistema linfatico era troppo vecchio e malandato a quel punto perché qualsiasi medicina induttiva potesse far presa senza uccidere il gruppo di riferimento centrale, o “pensiero”, come lo chiamano in qualche parte sperduta e primitiva della Galassia. Invece, ero un giovanotto pieno di confusioni e desideri quando mi trovavo tra gli Esseri della Dimora delle Libertà, che poi non è altro –per chi non li conoscesse—che un gruppo di oligarchi dediti alla distruzione sistematica del loro ambiente vitale per procurarsi piaceri inferiori e transeunti come mezzi di trasporto di un certo colore e il diritto di negare sostentamento ai loro simili.
Dieci rotazioni venusiane fa mi arriva l’incarico di andare ad esaminare il “Festival della Produzione Ultima”, che si svolgeva nel Tempio della Morte, a sei cubiti d’energia da casa mia. Ero contrariato. Come sapete, questa è proprio la stagione della decapitazione delle Forme Minori e se non mi ci fossi dedicato io stesso ne avrei trovate ovunque al mio ritorno. Ho dovuto appaltare il lavoro a una ditta di decapitatori e ognuno sa quanto siano indisponenti. Sapevo già che mi avrebbero consumato tutte le riserve di Condizionatore Inebriante, che mi ero procurato a fatica dai Distillatori Intergalattici. Ma che ci potevo fare?
Dunque sono partito verso il Mondo della Nebbia, quel puntolino caotico che ancora non ha percezione dell’esistenza degli altri Mondi. Forse non tutti sanno quale sia la popolazione che lo abita. Si sentono tante storie su quel Mondo e vorrei sfatare alcuni miti. Prima di tutto non è vero che abbiano trovato il modo di preservare le loro risorse. Le proposte dei più avanzati di loro sono sistematicamente ignorate e, nonostante tutti qui siano convinti che il loro sistema d’esistenza sia molto poetico, ancora primordiale e diretto, hanno costruito invece un sistema di comunicazione artificiale che serve solo a nascondere le informazioni anche a coloro che le producono. La mistificazione regna sovrana e  nessuno sa bene quale sia il motivo della loro esistenza.
Propio così. Non lo sanno. La trasmigrazione integrata della conoscenza mi ha fatto un quadro deludente del loro stadio di sviluppo e mi son trovato fresco e forte, ancora nel pieno delle mie forze (sei cubiti d’energia non è una grande distanza) di fronte al Tempio della Morte che è una dimora di materiale opaco (vivono ancora in strutture fisse in quel Mondo) su cui venivano proiettate delle immagini incongrue e spezzate della dimora stessa. La prima impressione che ho avuto è stata di un sistema di articolazione che, nelle sue forme “moderne” (secondo il loro concetto di modernità) si limitava alla frantumazione delle forme e della conoscenza per riproporle poi in strutture ripetitive. Il Festival conisteva nella riproduzione ossessiva di moduli brevi e ritmici la cui iterazione non sembrava dar noia a nessuno e anzi, molti sembravano inebriarsi di tale ripetizione.
Gli esseri di questo Mondo trasportano i loro corpi su due forme oblunghe attaccate a un cilindro bitorzoluto in metà della popolazione e liscio nell’altra metà. Pare che loro trovino questa differenza di consistenze e disposizione dei baricentri molto eccitante. Utilizzano delle specie di fari spenti per incamerare informazioni visive, ma quasi sempre dissentono su ciò che hanno percepito, per via, credo, della rozzezza del loro sistema visivo che non passa quasi mai dal vaglio attento di un sistema di controllo centrale (che, mi pare di aver capito, chiamano “cervello”).
L’ingresso al Tempio era condizionato dal possesso di un materiale grezzo a forma lanceolata che loro consegnavano a un cubicolo disponendosi in file disordinate. Alcuni avevano accesso grazie a un sistema a noi sconosciuto. Mi è sembrato di capire che attraverso i loro fari spenti si mandano dei messaggi di riconoscimento che permette l’ingresso senza l’utilizzo del materiale lanceolato né la pena di stare in fila.
All’interno la sonorità era insopportabile. Il volume era troppo alto perché il loro sistema centrale di riconoscimento possa restare in uno stato di quiete e un continuo pulsare profondo (che somiglia a un mmmm-pum  mmm-pum) modificava il loro sistema cardiaco indipendente. In generale, tutti sembravano aver prestato enorme attenzione alla loro apparenza, mettendo in vista le deformità dei loro tronchi o dividendo con cura delle masse pilifere che gli crescono nell’estremità superiore. Tuttavia, non mostravano altrettanto interesse o attenzione per l’ambiente che li circondava. Gettavano ovunque dei piccoli cilindri da cui aspiravano una sostanza fumosa e procuravano fori nella pavimentazione soffice. Tutti si muovevano come guidati da una motivazione sconosciuta. Per esempio, si spostavano attraverso una grande sala in cui venivano proiettate delle immagini ripetitive e prevedibili urtando gli altri e guardando fisso avanti. Ne ho seguito qualcuno per capire dove si recassero con tanto interesse. In realtà, si spostavano e basta. Mi è sembrato che non vi fosse alcun posto in cui fosse interessante recarsi, ma gli esseri di questo Mondo si spostano soprattutto senza motivo.
Molti di loro ingerivano sostanze inodori che li rendevano pallidi, privi di sensazioni e di ricordi e li facevano stramazzare a terra rigurgitando in forma liquida cose che di solito ingeriscono in forma solida. Gli altri, alla vista di tale scempio, correvano a ingerire le stesse sostanze intossicanti. Affascinante.
Il loro Mondo è pervaso da un rumore caotico continuo e vagamente spiacevole. Questo rumore viene poi dissezionato in forme semplici, come un semplice ripetuto “bip” e presentato a volume altissimo da alcuni degli Esseri che, per motivi che non sono riuscito a chiarire, vengono posti su una pedana nel Tempio della Morte. Questi Esseri sono identici a quelli che si muovono senza motivo sotto la pedana ma tengono delle sfere sul loro sistema auditivo e spingono dei pulsanti. Fanno cose che un qualunque altro essere sotto la pedana sarebbe in grado di fare, ma sembra che chi sta sotto la pedana goda dello spettacolo di ciò che loro  stessi potrebbero fare. Le immagini che gli venivano presentate insieme a quei ritmi semplici erano di gran lunga meno complesse, meno affascinanti di quelle che ho visto fuori del Tempio, ma credo che la Morte eserciti su loro un fascino perverso. E credo anche che loro identifichino la morte con l’insensata ripetizione di qualcosa di prevedibile.
Ho guardato a lungo le immagini proiettate in modo vagamente nauseante (fasci luminosi venivano casualmente proiettati anche sul sistema visivo di quelli sotto la pedana, accecandoli brevemente) e non sono stato in grado di trarre alcuna conclusione logica. Mi sembra che si riducano al movimento di bastoni e riquadri monocromi, che per di più vanno al ritmo delle semplici ripetizioni sonore di “bip” e “unz” e “mmm-pum”. Ho anche pensato che forse questi esseri sono ciechi, ma poi mi sono dovuto ricredere perché attraverso il loro sistema visivo selezionano nel mucchio altri esseri di cui non sanno niente ma che avvicinano attratti dalla forma più o meno bitorzoluta che presentano. Una cosa notevole da riportare è che tutti assumono la stessa espressione quando si avvicinano a tali forme da cui sono attratti.
Ne ho seguiti alcuni e mi è parso di capire che il fine di tali avvicinamenti sia portare l’altro essere lontano dal gruppo per toccarlo. È probabile che questo sia il comportamento riproduttivo di questi esseri. Affascinante.
In conclusione, queste forme di vita hanno presentato tutti i difetti delle esistenze che noi chiamiamo “inconsce”, cioè di forme guidate nel loro esistere da una congerie di istinti che li rendono uguali l’uno all’altro. Il tratto curioso che presentano è che credono, ognuno di loro, di essere diversi dagli altri, di essere unici.
Ho deciso di scrivere al Comitato Centrale per richiedere l’eliminazione di questo Mondo (che loro chiamano “Terra”) dai Mondi sotto osservazione e, soprattutto, richiederò che non mi mandino più a un tale Festival che loro chiamano “di Musica Elettronica”.




permalink | inviato da il 21/5/2005 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa